Nel lettone con mamma e papà?

Quand’è che riusciamo ad addormentarci?
Quando siamo tranquilli, quando ci sentiamo al sicuro e non abbiamo ansie.
Anche per i bambini è così e per i bambini, il posto più sicuro al mondo, è tra le braccia della propria madre.

Questa considerazione ci porta a parlare di un argomento che sta a cuore a molti genitori: il sonno notturno e i relativi problemi.

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Quanti di noi hanno passato periodi in cui dormire era un’utopia? In cui la mattina eravamo zombie in cerca di una qualsiasi superficie per riposare un attimo?
Quasi tutti, credo, perché tanti sono i bambini che non dormono o dormono poco, gettando i genitori in preda al panico da notte in bianco.

Qual è il motivo e, soprattutto, esiste un rimedio?
Intanto dobbiamo sapere che i bambini da 1 a 3 anni, quando vengono separati dalla mamma, soffrono biologicamente di “ansia da separazione”. Quindi se si svegliano nel cuore della notte, da soli, esternano tutta la loro paura piangendo.

In più, un bambino ha ritmi sonno/veglia sin da quando è nel pancione e spesso sono invertiti rispetto a quelli della madre. Tende a dormire durante il giorno, quando la madre è attiva e con i suoi movimenti lo culla, e a rimanere sveglio durante la notte, quando la mamma è stesa immobile. Questi ritmi rimangono invariati anche dopo il parto, perché il bambino è lo stesso.

È compito nostro insegnargli a distinguere il giorno e la notte. Durante il giorno il neonato dovrebbe riposare in un ambiente luminoso, senza preoccuparsi di isolarlo dai rumori. Durante la notte, invece, ha bisogno di un ambiente oscuro con rumori e stimoli limitati al massimo.

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C’è anche da dire che i cicli del sonno di un neonato sono più brevi di quelli di un adulto mentre la fase REM, ovvero di sonno attivo, è proporzionalmente più lunga; di contro, nella fase REM il suo sonno è più leggero e facilmente disturbabile.

Verso le 6/8 settimane le fasi REM diventano più corte e il neonato inizia a dormire per periodi più lunghi e entro i 6 mesi la grande maggioranza dei neonati ha imparato a dormire tra le 8 e le 12 ore di fila per notte.

In quasi tutto il mondo, dall’Africa al Circolo Polare Artico, dall’Egitto al Giappone, i bambini dormono con i loro genitori, pratica che in Inghilterra si chiama Co-sleeping (dormire con).

In Italia, l’abitudine di tenere i bambini nel lettone ha sempre suscitato grandi polemiche: c’è chi è favorevole perché crede che i bambini diventino adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati. E chi invece è contrario, pensando che il bambino debba abituarsi ed essere indipendente.

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Io credo che ci voglia flessibilità, come in tutte le cose: una soluzione potrebbe essere mettere il lettino attaccato a quello dei genitori, così ognuno ha il proprio spazio ma il bambino si sente vicino e al sicuro.

Anche i genitori più determinati a tenere i bambini nella propria cameretta, cedono all'”invasione” di campo da parte dei figli per la serenità generale e recuperare ore di sonno.

In generale, far dormire un neonato nel lettone e tra i corpi dei genitori può essere molto pericoloso e addirittura mortale. Questa pratica, infatti, è annoverata tra i motivi che causano il più grande probema legato al sonno nel primo anno di vita: la SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) meglio conosciuta come “morte in culla”. Così chiamata perché si verifica velocemente, durante il sonno, senza cause apparenti. Vi sono comunque alcuni accorgimenti per ridurre il rischio di SIDS, vediamo i 10 più importanti.

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Esiste anche un’associazione che si occupa esclusivamente di questa problematica, sidsitalia.it, che si prende cura delle famiglie, si occupa della diffusione delle norme per la riduzione del rischio ed è di stimolo alla ricerca. Non vi ho voluto spaventare, solo mettere al corrente di un rischio esistente che con le dovute accortezze può essere ridotto.

Nel prossimo post vedremo quali sono i disturbi del sonno ma nel frattempo: sogni d’oro a tutti!

Category: Sonno

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