La fase dei perché nei bambini: perché accade e come affrontarla.

La fase dei perché, dai due anni una domanda dopo l’altra.

 

Perché i cani hanno la coda? Perché le nuvole si muovono? Perché i fiori profumano? Perché l’erbe è verde? La fase dei perché, nei bambini, è una serie infinita di domande su tutto ciò che li circonda. Ad un certo punto, dai due/tre anni fino (a volte) agli otto, genitori e nonni si trovano davanti a mille interrogativi, spesso concatenati e quasi senza fine.

Dipende dallo sviluppo del linguaggio e dalle capacità di comprensione, sicuramente, ma anche dal tipo di rapporto con gli adulti: i bambini che inanellano un perché dopo l’altro, hanno una spiccata abilità ad interagire con i più grandi. Per questi tre motivi, la fase dei perché non avviene in tutti e non nello stesso momento. Alcuni non la passano affatto ma non c’è da preoccuparsi, è come con il gattonamento: alcuni lo fanno, altri lo saltano.

La fase dei perché dipende molto dalla curiosità rispetto ad un mondo pieno di stimoli nuovi e incomprensibili ma a volte è anche un modo per attirare l’attenzione soprattutto quando i perché sono uno dietro l’altro in una sequenza infinta, lì il fine non è più la risposta dell’adulto ma l’attenzione dello stesso. Questo succede soprattutto quando i bambini sono piccoli: crescendo, le domande diventano numericamente minori ma la risposte devono essere sempre più precise.

Alla prima domanda “bizzarra” posta dai bambini con gli occhioni curiosi e stupiti, i genitori sono inteneriti. Alla seconda, anche. Alla terza sono divertiti.
Alla numero 2340 è normale che la pazienza cominci ad esaurirsi. Anzi, in certi casi è anche giusto porre dei limiti: ad esempio quando i perché non investono solo genitori, nonni e famigliari, ma si estende al panettiere, alla commessa, al meccanico e a tutti gli “estranei” che capitano sotto tiro ai bambini. Come interromperli in questo caso?

  • Distraendoli
  • Proponendo qualcosa di nuovo
  • Capovolgere la situazione e chiedere loro il perché, questo se non si vuole spezzare l’interazione
  • Porre un freno, spiegando che è ora di fare altro ma che si priprenderà in un altro momento

Questo funziona con i bambini piccoli. Con quelli più grandicelli non basta e la loro curiosità va soddisfatta in altra maniera magari coinvolgendoli in piccole ricerche in modo che essi stessi diano una risposta ai loro dubbi.

Anche le risposte devono essere calibrate in base all’età: prima dei cinque anni è meglio dare una risposta giocosa, che affascini. A quest’età i bambini hanno categorie mentali fondate sulla fantasia e sul gioco. Dai cinque anni in poi, potrebbero iniziare ad arrivare anche le domande scomode, su grandi temi esistenziali: anche se non sempre facile, è necessario rispondere nel modo più esatto possibile.

Per affrontare questo periodo di interrogatorio è bene tenere presente che è una fase e, come tale, passerà!

 

 

Category: Crescita

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