Allattamento al seno: gioie e dolori

L’allattamento al seno è uno dei momenti più intimi tra madre e figlio.

Tuttavia, in alcuni casi non è possibile.
Magari il bambino non può o non riesce ad attaccarsi.
Magari la mamma lavora o è necessario svuotare un seno troppo teso.
Magari bisogna ridurre un ingorgo, l’ostruzione di un dotto galattoforo o una stasi di latte.

In questi casi la soluzione è una sola: la spremitura manuale del latte.
Seguiamo i passaggi fondamentali:

  1. Lavarsi le mani e procurarsi un contenitore pulito in cui raccogliere il latte
  2. Massaggiare il seno per almeno 5 minuti per parte o contemporaneamente
  3. Posizionare pollice ed indice vicino ai margini dell’areola e premere leggermente verso il torace
  4. Sollevare le dita, cominciare a spremerle prima verso il torace, poi avvicinandole fra di loro e infine spingendole leggermente in avanti
  5. Ripetere questo movimento di continuo, con un ritmo che dovrebbe ricalcare la suzione del lattante

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Il latte spremuto va offerto al bambino con un cucchiaino, con una siringa  o con un bicchierino in modo che capisca la differenza col capezzolo.

E se il latte non è utilizzato nell’arco della giornata? Nessun problema, si può conservare in contenitori di vetro o sacche, chiusi ermeticamente, da non riempire per più di 3/4, così da lasciare spazio alla dilatazione, e posti in frigo o freezer. Vediamo nel particolare.

I contenitori si possono tenere in frigo, nella sua parte più fredda, ma meglio se li congeliamo in freezer. Etichettattiamoli con la data di estrazione e, per preservarne i componenti, scongeliamolo in frigo durante la notte.
In alternativa, si può tenere la bottiglia o la sacca sotto l’acqua calda (max. 37 °C). Certamente, non va scaldato nel forno a microonde o in una pentola d’acqua bollente. Un’ultima cosa! Roteiamo il contenitore per miscelare il grasso eventualmente separato.

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Il seno, in tutto questo, come sta? Come si deve trattare? Quali accortezze e cure si devono mettere in pratica?
Innanzitutto, il capezzolo dovrebbe rimanere il più possibile asciutto e pulito, senza rimuovere i grassi naturali della pelle che lo proteggono da abrasioni e screpolature.

Dopo la poppata, lasciamolo all’aria così da asciugarsi per bene per evitare macerazioni dovute all’umidità. A proposito, le coppette assorbilatte usa e getta non sono indicate perché alla lunga possono irritare. È meglio un pezzetto di tela di cotone da mettere nel reggiseno e cambiare spesso. Quali reggiseni? Quelli in cotone, da lavare con detersivi poco profumati e biodegradabili.

Il seno va anche massaggiato con un movimento rotatorio (tracciando, con le nocche, cerchietti concentrici dalla base verso il capezzolo), con un movimento a pettine (con le nocche dalla base al capezzolo tutt’intorno al seno) o con un movimento a impasto (ruotando le mani sui seni). È indicato anche un pochino di olio di mandorle.

L’allattamento, però, non è tutto rosa e fiori. È un atto delicato e per questo può portare a dei piccoli problemi, tutti risolvibili. Vediamo quali:

LE RAGADI. Vere e proprie ferite che si formano sul capezzolo e rappresentano di solito la fase successiva al capezzolo dolorante (di cui abbiamo accennato qui).
Le cause? Compressione o sfregamento del capezzolo (che risulterà “schiacciato” o “a punta di rossetto nuovo”), eccessivi lavaggi o uso di prodotti cosmetici.
Tra i rimedi locali,  ricordiamo di spremere sul capezzolo il latte stesso che ha proprietà antibatteriche e cicatrizzanti oppure cospargere il seno con lanolina purificata anidra, ottenuta dal grasso proveniente della lana ovina.
Va sciacquata solo prima della poppata successiva.
Ancora,  si possono applicare pezzetti di cotone o garza a trama fine, bagnati in acqua calda oppure usare coppette d’argento che dovrebbero favorire la guarigione in virtù delle proprietà disinfettanti e cicatrizzanti del metallo.

Le ragadi sono la causa più frequente per cui le mamme decidono di abbandonare l’allattamento, possono essere risolte con i metodi descritti ma soprattutto controllando l’attaccamento (controllando che sia profondo) e alternando le posizioni del bambino (cambiandole, la sua bocca eserciterà pressioni su punti diversi).

INGORGO MAMMARIO. È un fastidio abbastanza comune quando arriva la montata lattea. Il seno è talmente pieno di latte da risultare estremamente gonfio, duro e dolente. Anche il capezzolo e l’areola sono tesi e quindi poco o per niente elastici: il bambino non riesce ad attaccarsi e il latte fatica a uscire. L’ingorgo è provocato anche dal sangue e dalla linfa accumulati nel seno. Il senso di fastidio o dolore che la mamma percepisce, inibiscono il riflesso ossitocinico di discesa del latte. E quindi?

Quindi, poiché l’ingorgo si crea per un’insufficiente rimozione del latte, è bene allattare spesso o spremerlo un po’ manualmente. È utile massaggiare il seno, anche durante una doccia calda, e fare impacchi caldi immediatamente prima della poppata.

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MASTITE. È un’infezione che si manifesta con dolore localizzato in una parte del seno, spossatezza, febbre e sintomi influenzali. La zona dolente appare rossa e calda, spesso dura al tatto per il ristagno di latte e liquidi. La poppata può risultare molto dolorosa. Magari per mancanza di riposo e stress, in concomitanza di un’influenza  formato famiglia o per una ragade non curata bene.

Le soluzioni prevedono lo svuotamento molto frequente del seno e il riposo assoluto.
Certo, magari durante la poppata il dolore può essere insopportabile, assumiamo allora antinfiammatori e antidolorifici, la maggior parte dei quali compatibili con l’allattamento. Normalmente il miglioramento è rapido e i sintomi scompaiono in 2-3 giorni, in caso contrario e con la febbre oltre i 38° C consultare un medico.

Non vi sarete mica spaventate? Sono tutti disagi frequenti e, come dicevo, risolvibili.
Bastano cura e accortezza.

Come ha detto la scrittrice Deborah Meyler ” Non so se sia possibile allattare il proprio bambino con il proprio latte e non scoprire qualcosa di nuovo sull’amore”.

Category: Allattamento

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