Mamme, doccia e un bebè in casa: istruzioni per l’uso.

Anche le mamme possono dedicarsi una doccia.

 

In quanto essere umano, anche la madre ha necessità di mantenere un decoroso stato di igiene e quindi, anch’essa, deve darsi un’insaponata ogni tanto: tra rigurgiti sui vestiti, impronte di manine sui capelli e fili di bava in faccia, è giusto che si infili sotto l’acqua corrente e torni ad essere una persona felicemente inserita in una società pulita e profumata.

Dirlo è semplice, farlo no. Fare la doccia, per una madre, include due domande fondamentali: quando farla e in quanto tempo. Le risposte sono, rispettivamente, quando il bebè dorme e in cinque minuti a star larghi.

Una volta addormentato il bambino, la mamma intravede la possibilità di rimanere in santa pace, da sola, tra le bolle di sapone. Subito, però, un dubbio la attanaglia: e se gli succede qualcosa mentre mi sto lavando? Se piange e non lo sento? Se cade? Se si sveglia e non mi trova? Se arrivano gli alieni a rapirlo?

Scartati i due pensieri di portare il lettino in bagno o installare la doccia in cameretta, decide che si laverà puntando al nuovo record mondiale di velocità. Oltre a questo, monta un sistema audio così sofisticato che riesce ad intercettare anche il rumore dei pensieri del neonato.
Entra in modalità ninja, si spoglia con un’unica mossa e salta dentro il box con lo shampoo già sui capelli. Non fa in tempo ad aprire il bagnoschiuma che le sembra di sentire il bebè piangere, allunga un braccio, acchiappa l’asciugamano e scalza, gocciolante, coi capelli insaponati e la schiuma negli occhi, va a dare una controllata. Il bambino dorme placidi sogni.

Torna in bagno: con una mano si sciacqua i capelli, con l’altra si insapona le ascelle e con un piede tiene il rasoio per una veloce potatura. Dato che ha ancora cinque dita libere, quelle dell’altro piede, si passa sul viso una maschera all’argilla.

Sente di nuovo un gemito, anzi questa volta è sicura, il bambino sta proprio piangendo. “È successo un disastro!”, pensa, “Sono una madre terribile e il senso di colpa mi mangerà per il resto della vita. Avrei dovuto continuare a puzzare come una pecora e tutto questo non sarebbe successo!”. Si copre con una cosa a caso e si catapulta dal figlio prevedendo la catastrofe: lui sta ancora dormendo ma da lì a due minuti, svegliato dal casino messo in piedi della madre, si sveglia. Apre gli occhi, la guarda: lei ha il viso coperto dalla maschera ormai secca, la cintura dell’accappatoio legata in testa come un uovo di pasqua ed è arrotolata nel tappetino del bagno tipo tacos al guacamole.
Adesso sì che il pupo scoppia in un pianto assordante spaventato da quell’essere in cui s’è trasformato sua madre. E, onestamente, ha tutte le ragioni.

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