10 cose da non dire ad una donna incinta.

Tantissime belle parole, certo, ma anche situazioni non proprio simpatiche.

 

1 – “Sei enorme!”: se volete riferirvi carinamente alla pancia, dite “Che bel pancione!”. Se volete riferirvi alle dimensioni raggiunte dalla donna incinta, state zitte, andate a farvi un giro e tornate con un altro argomento. Tipo “Uuuh hai visto che bel sole?”.

 

2 – “Posso toccare la pancia?”: e ancora prima di sentire la risposta, avete già la mano sopra. È un gesto abbastanza intimo e lo è anche la domanda, quindi se siete amici di quinto grado della prozia della donna incinta, evitatela e tenete giù quelle mani.

 

3 – “Lo stavate cercando o è capitato?”: volete sapere anche di che colore ha le mutande? Quante volte va in bagno? E facciamo 100, chiedete anche se il bambino è del compagno/marito o no.

 

4 – “Vuoi un maschio o una femmina?”: archiviamola tra le domande inutili dell’intera storia umana, grazie.

 

5 – “E riesci ad andare a lavoro/gestire l’altro figlio/portare il cane/fare la spesa?”: a meno che non sia costretta a stare a letto per problemi gravi, e in questo caso la domanda è retorica, una donna incinta può fare tutto quello che faceva prima. Magari deve evitare il bunjee jumping, ecco.

 

6 – “Dormi adesso che poi non dormirai più”/ “Divertiti ora che poi non potrai più farlo”/ “Goditi il tempo adesso, che poi non avrai un minuto per te”: dico, ma appartenete all’esercito delle 12 calamità? Vi pagano per terrorizzare donne incinte? No? Allora silenzio.

 

7 – “Hai paura del parto?”: nooo, perché dovrebbe? È un’esperienza così rilassante che, guardate, quasi quasi è preferibile ad una giornata alle terme.

 

8 – “Durante il parto succederà questo e questo e non farti fare questo e quest’altro”: se c’è già passata, sa cosa succederà. Se non c’è già passata, vi svelo un segreto: farà quello che si sente nel momento in cui lo sente. Ma per evitare che tutto il vostro sapere vada perduto, proponetevi per una cattedra all’”Università del parto”.

 

9 – “Sei sicura di volerlo chiamare così?”: se ha deciso di chiamare suo figlio Giantristanangelo, un motivo ci sarà. Magari è un carissimo parente, magari un insieme di lettere messe a caso la notte del concepimento, magari le piace davvero. Che vi frega? Se preferite, potete abbreviarlo in Giantri.

 

10 – “Sei davvero splendida, ora”: e invece prima era uno sgorbio fatto da un bambino all’asilo? Togliete quell’”ora” e nessuno si farà male.

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